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Cosa significa per voi “Fare Carriera”?

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Author: Future Manager Research Center

Successo, realizzazione personale, potere e addirittura denaro sono tra i più comuni pensieri che spontaneamente sorgono nelle menti di molte persone quando viene chiesto loro “Cosa significa per te fare carriera?”.

Per certi versi questo è un vero peccato. Per comprendere le ragioni di questa affermazione proviamo a scavare e a indagare sull’etimologia del termine “carriera”. L’origine è latina, “carrus” e il termine è affine anche al verbo lat. “currere” (“correre”). Ciò dimostra come sin dall’antichità questa parola veniva utilizzata in un contesto competitivo, quello della corsa dei cavalli svolta con i carri (da qui poi ne deriva l’espressione “di gran carriera” che si riferisce al passo spedito del cavallo). L’estensione semantica per cui “carriera” sta a significare il corso della propria vita pubblica o professionale, appare all’inizio dell’800. In epoca più recente quindi, il suo significato viene comunemente associato al percorso che un individuo svolge per raggiungere un elevato status nella scala gerarchica della sua professione.

Nel campo aziendale si tende a considerare “in carriera” una persona che ricopre una posizione gratificante sia per notorietà, che per i propri guadagni e per il potere decisionale che detiene. Spesso sono individui presi come modello di vita: hanno affrontato brillantemente i loro percorso di studi che successivamente li ha condotti sino all’occupazione per cui avevano tanto studiato. Il passato di questi uomini e queste donne all’apice della loro carriera può sembrare dunque il risultato di un cammino che, seppur leggermente in salita, è pur sempre stato lineare.

Le cose, in realtà, stanno in maniera ben diversa: gli individui che vediamo essere realizzati a livello professionale molto spesso hanno alle spalle un percorso umano che prescinde dai notevoli traguardi lavorativi. Ecco la ragione per cui bisognerebbe ritenersi soddisfatti della propria carriera quando la si intende come raggiungimento dell’identità individuale, cioè quando ci rende conto di essere riusciti a conciliare la vita professionale con quella familiare, le passioni e le aspirazioni.

La famosa scalata al successo è estremamente soggettiva e dovremmo imparare a rispettare coloro che hanno obiettivi diversi dai nostri. Per alcuni essere riconosciuti come leader dai propri colleghi è più importante di essere stipendiati con cifre astronomiche; per altri invece la retribuzione è sintomo di realizzazione personale e motivo di orgoglio; ad altri ancora invece interessa esclusivamente sentirsi appagati nella vita privata, il lavoro diventa perciò un accessorio che, seppur necessario, rimane come tale. In ciascuno di questi casi gli essere umani possono considerarsi persone in carriera. Ciò che conta è essere in grado di valutare il proprio successo; è importante quindi convogliare le proprie energie investendo sul miglioramento di sé stessi, fuggire da quel contagio sociale che porta solo alla creazione di luoghi comuni e sdoganare l’accoppiata carriera-potere.

La vera forza, la realizzazione e il vero potere derivano dalle cose più inaspettate. Lo scrittore Robert Greene invita tutti coloro che desiderano farsi valere ad adottare un approccio senza timore (che lui definisce “the fearless approach”):

 

 “[…] (Sostituisci) i vecchi e coraggiosi simboli del potere – la roccia, la quercia, ecc. – con quello dell’acqua, l’elemento che ha la più grande forza potenziale in tutta la natura. L’acqua sa adattarsi a tutto ciò che incontra, aggira gli ostacoli o li supera.  Nel tempo può persino erodere la roccia. Questa forma di potere non significa arrendersi semplicemente quando la vita ti porta alla deriva.  Significa incanalare il flusso degli eventi nella direzione che vogliamo, permettendogli di aggiungere forza alle nostre azioni e questo ci darà un’ondata di potere”