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GEC #2 Nelson Mandela

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Author: Future Manager Research Center

“You can see that there is no easy walk to freedom anywhere, and many of us will have to pass through the valley of the shadow of death again and again before we reach the mountain tops of our desires.” Dangers and difficulties have not deterred us in the past, they will not frighten us now. But we must be prepared for them like men who mean business, who do not waste energy in vain talk and idle action. The way of preparation for action lies in our rooting out all impurity and indiscipline from our organization and making it the bright arid shining instrument that will cleave its way to Africa’s freedom.”   

Discorso presidenziale di Mandela all’ANC (African National Congress Conference), 21 settembre 1953.

Il Sudafrica è un paese benedetto con ricchezze naturali e un paesaggio meraviglioso e variegato, il paese dove “l’erba diventa verde e i fiori sbocciano”. Una terra di così raro fascino ma che nasconde un passato di estenuanti lotte e conflitti il cui ricordo è ancora incredibilmente vivo nella memoria storica dei suoi abitanti. Esso è anche sfortunatamente noto per le sue politiche di governo nei confronti della maggioranza nera africana. Fino all’aprile 1994 i cittadini bianchi governavano il paese (anche se rappresentavano solo il 14% dell’intera popolazione) e i sudafricani di colore erano stati oppressi, ridotti in schiavitù, sfruttati, torturati e uccisi dal governo bianco per oltre cento anni.

Inoltre questo paese è celebre per essere la patria dell’ex prigioniero politico più famoso del mondo, nonché il grande combattente per la libertà del XX secolo. Quest’uomo indimenticabile concludeva le sue lettere firmandosi “NR Mandela”, dove “R” sta per Rolihlahla, nome tribale con il significato profetico di “piantagrane”, ma tutti voi lo ricordate sicuramente come Nelson Mandela.

È nato il 18 luglio 1918 a Mvezo (nel Capo orientale), ma è cresciuto a Qunu, un villaggio situato nel territorio di Trankei in Sud Africa. Sua madre era la terza di cinque mogli ed egli era il più giovane e unico maschio di quattro figli. Suo padre era il principale consigliere del re facente funzione del popolo Thembu e Nelson Mandela ha ricevuto un’istruzione di alto rango per diventare un funzionario pubblico.

Perse suo padre quando aveva dodici anni e, mentre la sua autobiografia “ Long Walk to Freedom ” colloca la morte nel 1927, le prove storiche mostrano che deve essere stata successiva, molto probabilmente nel 1930.

Mandela è diventato il primo membro della sua famiglia ad andare a scuola su consiglio della madre cristiana. Ha scelto di intraprendere una carriera in legge e poi ha conseguito la laurea presso l’Università del Sud Africa nel 1942 e poi è diventato un avvocato.

Nel 1944 Mandela si unì all’African National Congress Youth League (ANCYL). Questo gruppo era dedito alla lotta per la libertà della maggioranza nera del Sud Africa. Mandela divenne un leader dell’organizzazione nel 1951, quando raggiunse la presidenza dell’ANCYL. Lo guidò nella direzione della resistenza non violenta all’apartheid e così ebbe iniziò la sua campagna di sfida ai potere autoritari. Da questo momento in poi, viaggiò per il paese esortando masse di persone a unirsi a questa campagna di disobbedienza civile. Nel 1956 il governo lo arrestò per tradimento, accusa dalla quale fu poi assolto.

Nel 1958 sposò Nomzamo Winnie Madikizela alla quale rimase legato per più di trent’anni, fino a quando divorziarono nel 1996. Frutto di questa unione furono due figlie Zenani (1959) e Zindziswa (1960).

Un momento significativo della vita di Mandela e della storia del Sud Africa è stato il massacro della polizia di manifestanti neri disarmati a Sharpeville (21 marzo 1960) che ha portato al primo stato di emergenza del paese e al divieto dell’ANC e del Congresso panafricano (PAC). Mandela iniziò a sostenere atti di sabotaggio contro il governo e iniziò a pensare che fosse il momento di creare un’ala militare all’interno del partito. A questo tragico episodio seguì la decisione del governo di considerare fuori legge l’ANC. Per Mandela era arrivato il momento di creare un’ala militare all’interno del partito. Così il 16 dicembre 1961 nacque l’Umkhonto weSizwe (MK).

L’11 gennaio 1962, usando il nome adottato David Motsamayi, Mandela lasciò segretamente il Sud Africa. Viaggiò in Africa e ha visitò l’Inghilterra per ottenere sostegno per la lotta armata.

Proprio in occasione dei suoi viaggi si rese conto che il flagello della disuguaglianza non si riguardava solo con lo scontro tra bianchi e neri, ma vi era anche all’interno della comunità nera stessa e si manifestava con la netta sottomissione del genere femminile alla sovranità maschile.

Venne arrestato per aver lasciato il Paese senza autorizzazione e per aver organizzato alcune proteste. Venne giudicato colpevole e condannato a cinque anni di reclusione e ai lavori forzati. L’anno successivo, altri dieci membri del parlamento parlamentare furono arrestati per alto tradimento. Durante il famoso “processo che cambiò il Sudafrica”, nell’autunno del 1963, Nelson Mandela fu condannato con il carcere a vita. Le accuse (durante quello che viene chiamato “il processo Rivonia” erano sabotaggio e cospirazione. In piedi sul banco degli imputati al Palazzo di Giustizia di Pretoria, Mandela disse:

“I have fought against white domination, and I have fought against black domination. I have cherished the ideal of a democratic and free society in which all persons live together in harmony and with equal opportunities. It is an ideal which I hope to live for and to achieve. But if needs be, it is an ideal for which I am prepared to die.”

Dopo quasi trent’anni di reclusione a metà degli anni ’80, la crescente condanna internazionale portò a colloqui segreti con il governo e l’11 febbraio 1990 fu finalmente liberato. Quello che segue è storia: le trattative per la transizione democratica del Paese, le elezioni, gli anni di presidenza e poi l’impegno umanitario prima del suo definitivo ritiro dalla vita pubblica e della sua morte a Johannesburg il 5 dicembre 2013.

Durante i 27 anni trascorsi in prigione, la fama di Mandela crebbe costantemente. La sua implacabile determinazione nel voler liberare i suoi connazionali neri dai gioghi dell’oppressione razziale e il suo silenzio lo hanno reso un simbolo internazionale di resistenza, un martire nella lotta al razzismo. Oggi il testamento morale di Mandela permette al mondo intero di avere strumenti concreti per la lotta alla diversità di razza e genere.