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Il Ghosting dei Talenti minaccia il Recruiting

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Author: Future Manager Research Center

Quante volte vi sarà capitato, non solo in ambito lavorativo, di fissare un appuntamento per poi, all’ora che si era stabilita, coloro che stavate aspettando non si presentano. Si tratta di una situazione sempre molto spiacevole e irritante, considerata una delle mancanze di rispetto più comuni nella vita di tutti i giorni e che viene semplificata con un anglicismo noto come “ghosting”.

Il concetto di ghosting è purtroppo ben conosciuto da chi lavora nel campo del reclutamento e la sua origine è molto meno recente di quanto pensiate: esistono dei rapporti scritti da responsabili delle Risorse Umane risalenti al periodo del cosiddetto “boom dell’anno 2000”, per lo più provenienti da aziende tecnologiche degli Stati Uniti, le quali hanno denunciato delle situazioni per noi del tutto bizzarre avvenute in sede di colloquio. Capitava infatti che i candidati nel pieno dell’intervista rispondessero a delle chiamate che provenivano da altri reclutatori, senza preoccuparsi minimamente del contesto in cui si trovavano.

La reazione di un recruiter odierno sarebbe immediata e il candidato verrebbe congedato con un sonoro “grazie e arrivederci”; tuttavia le dinamiche che hanno contribuito al verificarsi di episodi come quello appena citato non sono poi così scontate e banali. Evidentemente questo rappresenta un caso limite, invece il ghosting nella sua forma più comune si manifesta, ad esempio, attraverso il comportamento di un potenziale candidato che sparisce improvvisamente dopo essere stato scelto e non partecipa alle fasi finali del processo di reclutamento, uscendo, come si suol dire, dal radar del reclutatore.

Si è osservato che il fenomeno dei “candidati fantasma” diventa frequente nel mercato del lavoro quando la minaccia di disoccupazione è bassa e questo in parte spiega (ma non giustifica) il comportamento sgarbato dei candidati americani ad inizio secolo.

Se per molto tempo le aziende sono state accusate di non aver sempre risposto ai candidati, i dati attuali dimostrano che la situazione si è ribaltata. Il ghosting è infatti particolarmente frequente nel settore del moderno reclutamento tecnologico dove l’offerta di lavoro è maggiore della domanda e soprattutto, non essendoci sempre un approccio face-to-face, molti candidati si sentono liberi di far perdere le loro tracce.

I risvolti negativi per il settore delle Risorse Umane esistono e devono essere contenuti. Da parte sua un reclutatore dovrebbe puntare ad essere il più trasparente possibile durante il percorso conoscitivo con il candidato e documentare costantemente le fasi di tale processo che porteranno all’ipotetica assunzione, così da abbassare la possibilità di un abbandono improvviso. Una buona comunicazione è sempre un gran punto di forza, soprattutto perché una delle cose che terrorizza di più il candidato è l’attesa che è fonte di grande ansia. Infine, un ulteriore strumento per evitare il ghosting è migliorarsi, e per farlo si può sottoporre all’attenzione dei giovani talenti un questionario di gradimento.

Ricordate che, per ottimizzare l’acquisizione di talenti, è cruciale puntare sull’employer branding, poiché quando un’azienda propone un’immagine di sé che trasmette serietà, autorevolezza ed efficienza il candidato comprenderà che si sta rapportando con dei professionisti ai quali non farà perdere tempo. Quest’ultimo punto è la chiave di volta di un marchio valido e coinvolgente per i migliori candidati.