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La Figura dell’Espatriato: il Manager con le Valige Sempre Pronte

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Author: Future Manager Research Center

Numerose aziende ogni anno decidono di trasferire uno o più manager all’estero, un fenomeno certamente accresciuto in seguito alla sempre più frequente internazionalizzazione delle imprese. Le assegnazioni internazionali fanno gola a molti dipendenti, in particolare a quelli più avventurosi dato che non basta avere la padronanza della lingua straniera del paese di arrivo per avere il pieno controllo della situazione.

Le ragioni per le quali una compagnia decide di dislocare un proprio dipendente sono tra le più disparate: innanzitutto, la volontà di poter contare oltreconfine su un uomo di fiducia che tenga sotto controllo una filiale internazionale sapendo che egli farà sempre gli interessi dell’headquarter. In secondo luogo, questo permette di ottimizzare la comunicazione con una propria sede estera affidandola ad un collega che condivide la propria cultura. Spesso e volentieri il manager internazionale svolge il compito di formare il personale locale secondo la politica dell’azienda madre.

Generalmente si parla di trasferimenti che possono essere a breve o a lungo termine, per lo più le tempistiche variano da 1 a 5 anni, periodo che può certamente considerarsi più che sufficiente per garantire una maturazione e crescita professionale per l’Expat che ha modo di mettersi alla prova in contesti nuovi e sconosciuti ricoprendo così un ruolo quasi strategico.

Data la prospettiva di crescita, che è potenzialmente enorme, c’è stata un’evoluzione per quanto riguarda la scelta del profilo ideale da trasferire: se prima si prediligeva un manager di mezza età dotato di grande esperienza, ora la tendenza è quella di inviare giovani talenti già abituati a viaggiare, cosicché acquisiscano nuove competenze e così da attutire anche alcuni costi aziendali.

Tuttavia, lo scenario che si manifesta è alquanto articolato, dal momento che gli aspetti organizzativi e gestionali dei trasferimenti richiedono particolare attenzione. Le compagnie devono infatti possedere una “policy di distacco” che tenga in considerazione il pacchetto retributivo del dipendente che potrebbe dover subire delle revisioni e modifiche. Per non parlare degli aspetti contrattuali, fiscali e previdenziali a supporto del manager in partenza, elementi che variano da paese a paese.

Soprattutto se le aziende sono di piccole o medie dimensioni, ci potrebbe essere la necessità di affidarsi a dei consulenti specializzati ai quali è utilissimo affidarsi per non incappare in errori gestionali e amministrativi che risulterebbero decisamente fastidiosi.